venerdì 25 gennaio 2013

IL RATTO delle SABINE ! ........

RATTO  delle SABINE , Pietro Berettini ( detto da Cortona) , Cortona1597 - Roma 1669 , ubic. Musei Vaticani
RATTO delle SABINE , Jean de Boulogne ( detto Giambologna) , scultore fiammingo, Douai 1529 - Firenze 1608 .
Un marito romano !.... una moglie sabina  !.... Fu un rapimento facile .
dal mio libro di Storia ( comprato usato)

" Il ratto delle sabine "

A Roma furono banditi grandi festeggiamenti ai quali furono invitati i popoli vicini : vennero in gran numero i Sabini colle loro famiglie spinti soprattutto dal desiderio di conoscere la nuova città ; ma ad un segnale dato , mentre tutti erano attratti dai giuochi , si levò un gran tumulto , in mezzo al quale si udivano grida femminili e urli d' imprecazione . 
I romani avevano rapito le fanciulle dei Sabini e questi , disarmati com'erano e impreparati alla lotta , se ne andarono giurando vendetta .
Sorse così una guerra romano-sabina . I Sabini assalirono il Campidoglio e se ne impadronirono coll'aiuto di Tarpeia , una fanciulla , che , sedotta dalla promessa di ricchi doni , lasciò entrare i nemici nella rocca ( Tarpeia fu poi uccisa dagli stessi Sabini) , ma , preso il Campidoglio , bisognava espugnare il Palatino: l'impresa era ardua quanto mai perché i Romani combattevano fieramente , ributtando gli attacchi dei Sabini : ma ad un tratto le fanciulle sabine, divenute ormai spose e madri romane , si lanciarono tra i due popoli in lotta , implorando la pace .
Vi erano da una parte i loro padri e i loro fratelli , dall'altra i loro mariti . La loro invocazione fu esaudita e la pace fu fatta : anzi Sabini e Romani stabilirono di costituire un solo popolo : Tito Tazio, re dei Sabini , continuò a regnare insieme a Romolo : poi , alla sua morte , Romolo regnò da solo sulle due genti riunite . 

da :  LELIO ROSSI , Popoli e Civiltà   
Corso di Storia per la scuola media Inferiore - Volume Primo - Le Civiltà Antiche , Roma 
Edizioni Ando'   -  Lire 500
 
( stabilimentoTipografico degli Editori SANTI ANDO' & Figli - Palermo
.

mercoledì 23 gennaio 2013

le mie Poesie " A famijia de na vorda " ( in gergo foranese )







 



  " A famijia de na vorda "

Una  vorda  a  famijia  era  sempre  unita
a  cosa  più  importante  pe  tutta  la  tua  vita 
certo  eranu  tante  e  difficor
però  trovavi  u  tempu  pe  ride  e  pe  cantà 
ai  genituri  portavi  un  gran  rispettu
je  confidavi  i  sogni  che  tenivi  dentru  u  pettu,
c'era  sempre  tanta  de  quella  comprensione ...
stima ,  sincerità ,  non  c'era  mai  apprensione ...
madre  e  padre ,  steanu  in  pace  tra  de  loru
pure  che  a  vorde  nun  ci  stéa  u  lavoru ,
benché ...  chi  céa  a  terra ,  céa  pure  da  magnane    
non  mancava  a  farina ,  ne  l'ojiu  e  mancu  o  pane  
mittice  doppu  e  cicerchie ,  quarche  brocculittu
co  ddu  sargicce  se  llevavi  u  porchittu ;
Come  vidi  in  quilli  tempi ,  ceàmo  quasi  tuttu
se  llevavanu   i  pollastri ,  i  coniji ,  se  fettava  o  preciuttu ,
là  a  brace  a  sudà  un '  ovu ,  lla  u  spidu  a  ventresca  
quello  che  te  magnavi  era  tutta  robba  fresca ,
na  bella  nsalatina ,  riempiva  a  scudella ...
e  alla  fine , te  bevivi  l' acetella .
A  sera  doppu  cena ,  se  diceva  u " rosariu "
e  a  nui   munelli   ce  toccava  u  sillabbariu .
Davanti  a  u  focu  ...  se  stéa  propiu  bene
protetti  da  a  famijia  e  stivi  senza  e  pene .
Doppu  u  "rosariu"  c'eranu  i  racconti
coi  tempi  antichi  se  facevanu  i  confronti ,
a  sentì   lle  storie  te  credivi  fortunata
se  in  tuttu  llo  penà ,  non  eri  capitata .
A  tenecce  bboni  c'era  quarche  caramella
rare  vorde  te  pijavi  quarche  sberla .
A  sera  a  lettu  prestu , mettivi  u  scallalettu
baciavi  i  genituri  pe  dimostrà  l' affettu  ;
u  scallalettu  servìa  pe  rescallasse
e  coperte  eranu  poche  pe  rebbundulasse  ,
pe  beve ....  l'acqua  a  doveàmo  fa  panàta
perché  era  fredda  de  fonte ...  nella  conca  ramata .
Appena  dentru  u  lettu ,  me  rescallào  co  u  fiatu
e  poi  crollavo  subbitu  in  un  sonnu  beatu  .
  io ...  che  vò  dda  dì  ? ...  sò  tempi  che  rimpiagno
e  quanno  ce  repenso  ,  tante  vorde  ce  piagno  ;
steàmo  bene ... !  a  felicità  era  tanta
calore ,  amore , affettu ,  c'eranu  in  abbondanza  ;
mo  che  c' émo  tutte  e  commodità
ce  manca  o  mejio ,  u  rispettu  e  a  moralità  ...
in  certe  famijie   poi  ! ! ! ...  non  poi  aprì  più  bocca  ... 
quarsiasi  cosa  dici ,  te  dicenu ....  sei  tocca  !.....     



Il pensiero va ai miei cari genitori !... quando nella metà anni cinquanta , nonostante fossero ancora tanto provati dai disagi del dopoguerra , tra difficoltà economiche , sacrifici e privazioni , hanno saputo mantenere unita la nostra famiglia nell'amore e nella preghiera . 
Ho sempre respirato l'amore , la dolcezza, le premure , tutto era bello per me , non avvertivo quei disagi e pur non avendo comodità in casa  ( non c'era l'acqua e bisognava andare a prenderla alla fontana pubblica , non avevamo i termosifoni ) , ma un grazioso caminetto all'angolo della cucina , sempre acceso scoppiettava allegro  e nei lunghi inverni riscaldava insieme agli affetti profondi , il mio cuore piccino di bimba spensierata .





































lunedì 24 dicembre 2012

RACCONTO in attesa del NATALE !.....



( Visita di Maria alla cugina Elisabetta,affresco , Giotto palazzo degli Scrovegni) 


Roma, 23.12.2012   h, 10,30

 Racconto di Natale ( ispirato al Vangelo secondo Luca ( 1,39-45) Iv domenica di Avvento 

In quei  giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa...

La visita di Maria a sua cugina Elisabetta !... "la gioia di due donne che salutano la venuta del Salvatore"

Canto delle"Profezie"  Papa Benedetto XVI° . Discorso, 31.05.2007 
Che cosa ha spinto Maria,giovane ragazza ad affrontare quel viaggio ( da Elisabetta) ? 
Che cosa,soprattutto, l'ha spinta a dimenticare se stessa, per spendere i primi tre mesi di gravidanza al servizio della cugina bisognosa di assistenza ?
La risposta sta scritta in un Salmo : " Corro per la via dei tuoi comandamenti,( Signore), perché hai dilatato il mio cuore
(Salmo 118,32).
Lo Spirito Santo, che rese presente il Figlio di Dio nella carne di Maria,dilatò il suo cuore alle dimensioni di quello di Dio e la spinse sulla via della Carità .   
                                 .................... 

Risonanza : " La mia debolezza é più forte della tua "

La lettura di questi versetti dell'evangelista Luca, fa sussultare ogni fragile, debole persona . 
Si legge che Maria, s'incammina verso la montagna per visitare sua cugina Elisabetta, bisognosa di cure a causa del suo stato di gravidanza . 
La fatica dovuta ad un cammino lungo ed accidentato che Maria intraprende coraggiosamente, porta a riflettere sulle scelte che spesso privilegiamo nella nostra vita .....
Quante persone, attendono il nostro aiuto !... una parola di conforto, un sorriso, un pò di sincera e semplice compagnia !... 
Basterebbe apprestarsi verso la montagna, quella montagna delle altrui necessità, basterebbe chiudersi alle spalle la porta di casa insieme alle debolezze di pigrizia,fragilità . 
Ma io !... io come sono ?... sono egoista ? ...insensibile al richiamo del prossimo ?... o sono semplicemente paralizzata, intrappolata nel profondo senso di abbandono che avvolge ?...  
Eppure una parte della mente, vorrebbe incamminarsi per quella montagna ... anche se faticosa ,... ma nella stessa mente prevarica il senso di passività che blocca in quel vortice di tenace tristezza che impedisce di agire e quindi a farsi dono . 
Sono ancor più triste , nel non sentirmi , la " Maria forte e coraggiosa , piena di Spirito Santo, Maria che s'incammina verso la montagna " , quella Maria , serva e apportatrice d'amore , di buona novella, disposta a sacrificarsi per servire chi ha più bisogno e vive un disagio .
Perché ? ... mi sento, " più Elisabetta " ?... e come Elisabetta sono mendicante di amore , di bisogno d'aiuto ?...
Perché sento il profondo bisogno di ricevere amore da quel dormiente  apportatore , che amore più non sà dare?...
Eppure !... basterebbe  " dare amore" ... per ricevere amore
centuplicato !... 
Il pensiero detta ... ma le membra stanche , sono nella morsa dell'impedimento , dell'inquietudine .

Ecco ... un toc, toc alla porta di casa ... forse é il pellegrino di Natale !... qualcuno che ha freddo o fame !... o forse é qualcuno che viene semplicemente per portare amore, gioia.
Ma io sono quì che ascolto quel , toc, toc alla porta, in silenzio ascolto , trattengo il respiro e non faccio rumore ( come a negarmi) , e dietro la porta serrata della mia casa , poveramente , tengo serrata anche la porta del cuore .
Perché ?...
Il Natale che giunge , per grazia , rinnova la fede che si riconferma ... E allora !... perché non mutare il cuore , "da gelida grotta , in una calda culla per accogliere il Bambino Gesù ?...
Un Re , salvatore che nasce , che ha tanto bisogno di noi e ci invita a porsi per l'altro, a donarsi !...      

Elisabetta e l'evento della sua gravidanza senile , é la prova della "potenza di Dio "

e se a Dio nulla é impossibile , perché non chiedere la grazia di pregnarci di luce , carità , amore e tenere sempre spalancata la porta del nostro cuore e della nostra casa ?...

A te Bambino Gesù , frutto del grembo di Maria, chiedo la forza per dire ...

" La mia    debolezza si é tramutata in danza per servire chi é più debole e bisognoso di me "
 Dilata il mio cuore Signore perché io possa percorrere le vie della Carità .


domenica 16 dicembre 2012

Le mie Poesie " Il mio gatto Joy "



Il mio gatto Joy

Il mio gatto Joy …
é tutta un’altra cosa
non è come quei gatti
che girano per strada !...
lui ha il pelo lucido, liscio e profumato
le zampe e il collo bianche , poi è rosso e tigrato
due occhi belli
che sembrano due biglie
sono color dell’oro
le sette meraviglie !...
Quando lo chiamo
lui viene , s’accoccola a me accanto
ha vero un bel carattere
per questo l’amo tanto!...
Quando sono in poltrona …
assorta e un po’ confusa
lui salta su , mi lecca e fa le fusa .

( autr. Agnese di Venanzio )  

Le mie Poesie Natalizie " Dolce notte "


 

  Dolce notte




Suon di un campanellino

fuori del mio giardino

vado a vedere un po’ preoccupata

lo sguardo verso il cielo

è una notte stellata



 non soffia un fil di vento

è notte dolce e mite

poi s’ode un coro d’angeli

è  dolcissimo…lo udite?…



un’atmosfera magica, tanta serenità

la Vergine Maria presto partorirà

Giuseppe è a lei vicino, non la lascia un momento

prega con gli occhi al cielo aspettando l’evento.



Fuori nel mio giardino

vado a vedere , non più preoccupata

lo sguardo verso il cielo, è una “ Notte Beata” .



Ora capisco quel campanellino

Osanna !.. osanna !...  nato è Gesù Bambino.

Le mie Poesie " Legna da focolare "







Legna da focolare   (filastrocca)

Un pò d'ulivo per riscaldare
un pò di pino, per profumare
poi del castagno per scoppiettare,
un pò di bacche per rallegrare
questa é la legna del mio focolare.

Sul fuoco brucia legna profumata
arde e scoppietta sembra all'impazzata 
rende la casa accogliente e riscaldata
e la famiglia torna rallegrata .




(publicata nell'Agenda 2010 Le Opere e i giorni Ed. Fabio Croce )

Le mie Poesie " La brina "







La brina


Di bianca rugiada
lieve hai posato
un velo d'organzina
sulle grandi foglie morte 
del mio acero,
Le guardo !... la sul prato d'inverno ...
giacciono come tanti piccoli
sparsi fantasmi .